Infortuni mortali nelle microimprese

Infortuni mortali nelle microimprese: dall’INAIL dati, cause e misure di prevenzione

Le aziende fino a 9 addetti rappresentano il 94,5% delle imprese italiane e concentrano una quota rilevante degli infortuni mortali. La nuova scheda Infor.MO analizza le dinamiche più frequenti e individua gli interventi prioritari per ridurre i rischi.

Le microimprese continuano a svolgere un ruolo centrale nel sistema produttivo italiano, ma presentano anche specifiche criticità sul fronte della salute e sicurezza sul lavoro. Secondo i dati richiamati dall’INAIL, nel 2022 erano oltre 4,2 milioni, pari al 94,5% del totale delle imprese, e occupavano il 42,3% degli addetti.

Nel 2024, per la gestione Industria e Servizi, nelle microimprese sono state presentate oltre 91.000 denunce di infortunio, pari al 19,6% del totale. I casi mortali denunciati sono stati 370, corrispondenti al 35,3% del totale. Il settore maggiormente coinvolto è quello delle costruzioni, nel quale si concentra il 30,8% degli eventi mortali registrati nelle imprese fino a 9 addetti.

La scheda INAIL Infor.MO prende in esame 399 infortuni mortali verificatisi nelle microimprese nell’ultimo quinquennio disponibile, ai quali sono stati associati 794 fattori causali. Oltre il 90% dei casi analizzati riguarda quattro comparti: agricoltura, costruzioni, manifatturiero e commercio.

Le dinamiche più frequenti

Tre modalità di accadimento caratterizzano circa due terzi degli eventi mortali:

  • caduta dall’alto o in profondità del lavoratore, pari al 31,6%;
  • perdita di controllo o ribaltamento di veicoli e mezzi di trasporto, pari al 20,1%;
  • caduta dall’alto di materiali o carichi, pari al 14,5%.

Nelle costruzioni, la caduta dall’alto del lavoratore rappresenta il 62,2% degli incidenti mortali esaminati. In agricoltura prevalgono invece la perdita di controllo e il ribaltamento dei mezzi, che raggiungono il 34,9% dei casi. Nel manifatturiero assumono particolare rilievo le cadute dall’alto, la caduta di carichi e la proiezione di materiali solidi.

Procedure errate e carenze organizzative tra le cause principali

Gli aspetti procedurali, riferiti alle attività del lavoratore e di terzi, costituiscono complessivamente il 57,7% dei fattori causali. Le criticità sono riconducibili soprattutto ad azioni estemporanee, prassi operative scorrette consolidate nel tempo e carenze di informazione, formazione e addestramento.

Un ulteriore 17,3% dei fattori riguarda utensili, macchine e impianti. Tra i problemi più ricorrenti emergono:

  • assenza o inadeguatezza delle protezioni;
  • carenze strutturali delle attrezzature;
  • rimozione o manomissione dei dispositivi di sicurezza;
  • utilizzo di macchine non adeguate alla lavorazione.

Le condizioni dell’ambiente di lavoro incidono per il 14,9%. In questo ambito ricorrono l’assenza di parapetti e barriere, la presenza di ingombri o dislivelli, la mancanza di percorsi sicuri e segnaletica, nonché cedimenti e smottamenti.

Le misure di prevenzione prioritarie

Per contrastare le cadute dall’alto, l’INAIL richiama la necessità di privilegiare le protezioni collettive, verificare preventivamente la stabilità e la calpestabilità di tetti e coperture, installare parapetti e reti anticaduta e utilizzare ponteggi, trabattelli e piattaforme di lavoro elevabili conformi e sottoposti a manutenzione.

POS, DVR e DUVRI devono individuare chiaramente le fasi a rischio, le interferenze tra imprese e le procedure di emergenza, compreso il recupero del lavoratore in caso di caduta trattenuta da un sistema anticaduta.

Per ridurre il rischio di ribaltamento dei mezzi è necessario valutare pendenze, stabilità del terreno, carichi e velocità di marcia. Nel caso dei trattori, risultano essenziali la presenza combinata della struttura di protezione contro il ribaltamento, ROPS, e della cintura di sicurezza.

Nelle operazioni di sollevamento e stoccaggio occorre invece pianificare le manovre, garantire la stabilità dei materiali, delimitare le aree di lavoro, impedire il passaggio sotto i carichi sospesi e sottoporre mezzi e accessori a controlli e verifiche periodiche.

Il ruolo dei consulenti e dei datori di lavoro

I dati confermano che, nelle realtà di piccole dimensioni, la prevenzione non può limitarsi alla predisposizione formale dei documenti. Sono necessari una valutazione dei rischi aderente alle lavorazioni effettivamente svolte, procedure semplici e applicabili, formazione concreta e una vigilanza costante sul corretto utilizzo di attrezzature e dispositivi di protezione.

Per consulenti, RSPP e datori di lavoro, la scheda rappresenta quindi uno strumento utile per orientare sopralluoghi, aggiornamento del DVR, programmi formativi e interventi di miglioramento, con particolare attenzione ai lavori in quota, all’impiego di mezzi mobili e alla movimentazione dei carichi.

Rischio chimico negli ambienti di lavoro
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